• Catania home page
  • contattaci

Escursioni Etna

Escursioni Etna, scopri la storia e le nostre escursioni Etna (oltre 40):

Escursioni Etna

Itinerari consigliati

Escursioni Etna Nord: La bottoniera dei Sartorius Percorso per tutti con l'osservazione delle famose bombe dell'Etna.
Escursioni Etna Nord: Monte Fontana, Grotta dei Ladroni, Eruzione e bocche 2002/2003 Si inizia la mattina con la visita dell´apparato eruttivo 2002/2003 sito in zona Piano Provenzana, nel pomeriggio entreremo in una grotta di scorrimento lavico con particolari caratteristiche di rifusione e infine concluderemo la giornata affacciandoci da un balcone panoramico sulla Valle del Bove, chiamato Monte Fontana.
Escursioni Etna Sud:Schiena dell'asino Si svolge su un sentiero forestale che porta in quota passando vicino le bocche del 1792 e si arriva sul margine Sud della Valle del Bove con incantevole vista della suddetta e dei Crateri Sommitali.
Escursioni Etna Sud: Monte Zoccolaro Monte Zoccolaro rappresenta uno dei tanti balconi panoramici della Valle Del Bove e dei Crateri Sommitali.
Escursioni Etna Sud: Crateri Silvestri Dall'eruzione del 1892 si formarono i crateri Silvestri superiore e inferiore. Facili crateri da poter visitare da tutti gli escursionisti, con poche difficoltà  di raggiungimento.
Scopri le altre 40 Escursioni Etna su Escursioni Etna.com

Per informazioni e prenotazioni contattare: 328 6580130 - info@escursionietna.com - compila il modulo

Etna, la storia

Le prime attività dell'Etna ebbero inizio circa 600.000 anni fa nel Pleistocene inferiore. Sono ormai quadi certe le teorie le quali confermano che l'Etna nasce a causa della distensione del Mediterraneo ed appunto l'Etna ne rappresenta il rialzamento più imponente. Le prime fasi di attività non avvennero nell'atmosfera terrestre ma bensì in ambiente marino dando luogo a dei livelli tholeiitici basalti nella zona tra Adrano e Acitrezza. Inizialmente il magma usciva da più punti poiché ancora non esisteva un cratere centrale.Quando grazie alla sovrapposizione di lave si comincia a delineare una struttura che supera il livello del mare, il magma comincia a formare un condotto e cambiano i tipi di prodotti a causa della differenziazione, per cui le rocce che segnano questo passaggio sono più ricche in alcali. L'attività vulcanica è caratterizzata da lave con basse viscosità quindi abbastanza fluide e lave viscose, testimonianza di un' attività esplosiva; oggi siamo in grado di affermare ciò, grazie all'alternanza di lave con tufi. Grazie a Gemellaro (illustre Vulcanologo Catanese dell'1800 da molti considerato il padre della vulcanologia), Lyeel, Sartorius (con il quale nome sono stati nominati dei crateri, come del resto anche per A. Rittman ), von Waltershowsen e poi successivamente A. Rittman, vennero riconosciuti due centri eruttivi principali: edificio attuale Mongibello (montagna per eccellenza), Trifoglietto attuale Valle del Bove dove all'interno vennero riconosciuti altri centri minori. cerchiamo di capire le fasi più importanti che rappresentino l'evoluzione del vulcano. Dopo le prime fasi in ambiente marino oggi testimoniate da Acicastello, isola di Lachea e Acitrezza, iniziò un attività eruttiva in ambiente continentale. Un'esempio classico è "La Timpa di Acirele" che non è altro che è una ripida scarpata (causata da una faglia) formata da sovrapposizioni di lave risalenti a circa 200.000 anni fa, e che rappresenta un po' l'avanzamento verso l'attuale edificio infatti continuando in direzione Nord-Ovest troviamo Monte Calanna formatosi 120.000 anni fa. Nello stesso periodo da altri punti venivano emesse notevoli quantità di lave, un esempio ne è il Neck di Motta Sant' Anastasia (200.000 anni fa). Sempre continuando in direzione Nord, troviamo i centri di Rocca Capra risalenti a 100.000 anni fa, anch'esso uno dei tanti relitti degli apparati eruttivi localizzati nella Valle del Bove. Ed ecco che 60.000 anni fa si comincia a formare il Trifoglietto uno dei più importanti centri eruttivi di cui oggi ne ritroviamo i resti lungo le pareti sud della Valle del Bove esso sfiorò i 2.500 m.s.l.m., dopo un periodo di stasi l'erosione comincia a smantellare il Trifoglietto ma ad esso succedettero altri due apparati il Salifizio (Sud) e la Serra Giannicola Grande (Nord) ma a questi si succede ancora una volta un terzo apparato i Cuvigghiuni i cui crateri erano posizionati a 2.700 m.s.l.m. Come possiamo vedere analizzando qualsiasi carta l'asse eruttivo si sposta in direzione Nord – Ovest. 34.000 anni fa dalle lave emesse dagli ultimi centri eruttivi si costruisce un dominante edificio la cui altezza probabilmente superava i 3.700 m.s.l.m. , ma a causa di un evento eruttivo catastrofico datato circa 15.000 anni fa il nuovo edificio crollò e la sua altezza si riduce di circa 800 metri. Così dove prima vi era il maestoso cono adesso vi è una caldera formaosi per il crollo dell'edificio vulcanico e per il rapido svuotamento della camera magmatica. Oggi è possibile ammirare nella parte più ad Ovest (Pizzi Deneri, dove attualmente vi è l'osservatorio vulcanologico del CNR) la forma ellittica che aveva assunto prima del crollo. Dall'interno di quest'ultimo continuò l'attività vulcanica dando origine per sovrapposizione di materiale vulcanico al Mongibello. Oggi l'Etna può essere considerato un vulcano "buono" caratterizzato da attività esplosiva nell'area sommitale in continua evoluzione, dove attualmente riconosciamo quattro crateri, Centrale, Bocca Nuova, Cratere di Nord-Est e Sud-Est che ultimamente ci ha richiesto una maggiore attenzione; ed altre attività effusive principalmente a quote più basse con aperture di nuove bocche. Cratere centrale e cratere di sud-est.

Etna, le eruzioni

Le eruzioni etnee più significative Fra le più di cento eruzioni etnee avvenute in tempi storici di cui si hanno delle notizie ben precise ne sono state scelte alcune per la loro importanza e/o originalità. Qui di seguito sono riportate poche righe per ogni eruzione scelta, mentre in una tabella sono stati raccolti i dati vulcanologici più interessanti. L'eruzione del 1614-24 è l'evento eruttivo più lungo verificatosi sul vulcano Etna in tempi storici, essendo durato oltre dieci anni. Si tratta di una tipica eruzione lenta che ha dato luogo ad un vastissimo campo lavico ricco di tunnel di lava, fra cui la famosa "Grotta del Gelo", e costituito quasi esclusivamente da lave a corde ("lave pahoehoe"). L'eruzione del marzo 1669 deve considerarsi come l'eruzione più importante avvenuta nell'area etnea negli ultimi secoli. Ha avuto luogo nel versante sud-orientale del vulcano, che anche a quei tempi era il più popolato. Le colate di questa eruzione hanno completamente distrutto 9 villaggi ed hanno raggiunto, dopo aver percorso 15 chilometri, la città di Catania ricoprendola parzialmente. Le lave sono quindi penetrate in mare per circa un chilometro e mezzo, con un fronte largo due chilometri. L'apparato esplosivo, i così detti "Monti Rossi", è uno dei coni secondari o parassiti più importanti dell'Etna. Durante l'eruzione del giugno 1763 si è formato un maestoso cono esplosivo, la così detta "Montagnola", che domina il medio versante meridionale etneo. L'eruzione della "Montagnola" è anomala fra le eruzioni etnee per la sua alta esplosività e per la viscosità delle sue lave che hanno dato luogo alla formazione di una colata tozza e spessa. L'evento eruttivo del 1811-12, durante il quale si è formato il Monte Simone, è molto simile all'eruzione dell'ottobre 1986-febbraio 1987. Le lave di questa eruzione hanno formato un ampio campo lavico all'interno della Valle del Bove e solo in un'occasione una colata è riuscita a varcare la soglia della Valle, attraverso il torrente Fontanelle, avvicinandosi al villaggio di Fornazzo. Le eruzioni del 1832 (Monte Nunziata) e 1843 hanno avuto luogo, a breve distanza l'una dall'altra, nel versante nord-occidentale del vulcano ed ambedue si sono molto avvicinate all'abitato di Bronte. L'eruzione del 1843 è inoltre ricordata come l'unica eruzione durante la quale si sono avute delle vittime. Una colata lavica di questa eruzione, infatti, raggiunse e ricoprì un serbatoio pieno di acqua piovana non ancora svuotato dando luogo ad un'esplosione freatica il cui materiale lanciato colpì numerosi contadini intenti a mettere in salvo dalla lava il legname di un vicino bosco. Nell'arco di 24 anni si verificarono nel medio versante meridionale dell'Etna quattro eruzioni (1883, 1886, 1892 e 1910) a quote sempre più alte e di intensità crescente. Le lave di queste eruzioni, particolarmente quelle del 1886 (Monte Gemmellaro) e 1892 (Monti Silvestri), minacciarono da vicino l'abitato di Nicolosi. L'eruzione del 1883 deve considerarsi una eruzione anomala per la sua breve durata e per la piccola quantità di materiale emesso, per questo motivo fu considerata dagli studiosi dell'epoca come un'eruzione abortita. L'eruzione del 1910 viene ricordata per la fluidità e l'alta temperatura presentata dalle sue lave: fortunatamente la corrente lavica principale di questa eruzione si fermò nelle campagne tra gli abitati di Nicolosi e Belpasso. Nel versante nord-orientale del vulcano si son verificate due classiche eruzioni laterali parossistiche nel 1911 e 1923; le colate di quest'ultima minacciarono l'abitato di Linguaglossa. L'eruzione del 1928 è stata l'eruzione più disastrosa in tempi storici. Infatti, le sue colate hanno completamente ricoperto la città di Mascali e numerosi vigneti e agrumeti del basso versante orientale dell'Etna. L'eruzione del 1950-51 è senz'altro una delle più importanti eruzioni etnee del XX secolo. Pur avendo caratteristiche di un'eruzione quieta (formazione di un vasto campo di lava) le sue colate hanno raggiunto lunghezze considerevoli (10 km) minacciando da vicino gli abitati di Milo e Fornazzo. Questo è stato possibile per la formazione di tunnel-lava e canali di lava che hanno permesso alle lave di mantenersi fluide per parecchio tempo. Questa eruzione ha avuto luogo nel versante orientale e la maggior parte delle sue colate si sono riversate nella Valle del Bove. Dopo l'eruzione del 1971, che ha interessato prima l'alto versante meridionale dell'Etna e quindi quello orientale, è iniziato uno dei periodi più attivi del vulcano. Le colate dell'eruzione del 1971 distrussero alcune abitazioni alla periferia nord di Fornazzo e ricoprirono terreni agricoli molto fertili, con vigneti, noccioleti e frutteti. Nel corso della prima fase dell'eruzione, sull'alto versante meridionale, le lave ricoprirono l'Osservatorio Vulcanologico dell'Università di Catania e la stazione di arrivo della funivia. Nell'eruzione del 1974 sono presenti due fasi eruttive distinte, separate fra di loro da una completa stasi eruttiva durata 22 giorni. Durante queste due fasi eruttive, essenzialmente esplosive, si sono formati due coni parassiti, i monti De Fiore I e II, di discrete dimensioni. Una classica eruzione parossistica è stata quella del 1981, le cui lave minacciarono molto da vicino la città di Randazzo (versante nord-occidentale). Nelle prime 24 ore di questa eruzione fu emesso il 70% della lava, valutata intorno a 30 milioni di metri cubi. Una caratteristica di questa eruzione è la lunghezza del sistema di fessure eruttive: 7,5 chilometri da quota 2.600 m a quota 1.100 m s.l.m. Anche nel corso di questa eruzione andarono distrutti numerosi ettari di terreno agricolo fertilissimo, in modo particolare vigneti. Uno dei migliori esempi di eruzione lenta è quello dell'eruzione del 1983. Questa eruzione è stata l'eruzione dei primati. Nel corso di questa eruzione, infatti, è stato effettuato per la prima volta nella storia dell'Etna un intervento di deviazione della corrente lavica principale e la costruzione di barriere di contenimento, autorizzate e finanziate dal Governo Nazionale. Per la prima volta è stata attivata, e ha funzionato 24 ore su 24, una sala operativa di Protezione Civile presso la Prefettura di Catania. Questa eruzione infine è stata l'eruzione più studiata, seguita e fotografata. Tra le eruzioni più recenti sono da menzionare due tipiche eruzioni lente: l'eruzione del 1985 e quella del 1986-87. La prima, oltre che per la sua durata (123 giorni), sarà ricordata per aver ricoperto alcuni piloni della Funivia dell'Etna, dopo ricostruita su un altro percorso. Nel corso della seconda, durata quattro mesi (dal 30 ottobre 1986 alla fine di febbraio 1987), si è formato un cono di ceneri e scorie denominato Monte Rittmann in memoria del famoso vulcanologo svizzero Prof. Alfredo Rittmann. Le lave di quest'eruzione hanno dato luogo ad un ampio campo lavico nella parte settentrionale della Valle del Bove, nella stessa area dell'eruzione del 1811, e le sue colate non sono riuscite fortunatamente a superare il limite orientale della Valle, fermandosi a quota 1.300 m s.l.m., a cinque chilometri dal punto di emissione. Nel settembre 1989, dopo una serie di violenti episodi esplosivo-effusivi presso il cratere di SE, ha avuto inizio un'eruzione parossistica nell'alto settore nord-occidentale della Valle del Bove, al limite della Valle del Leone. Questa eruzione, durata solo 11 giorni, ha dato vita a colate che hanno ricoperto la parte settentrionale e centrale della Valle del Bove, arrestandosi intorno a quota 1.100 m s.l.m. dopo aver percorso sette chilometri. La Valle del Bove è stata sede, nella sua porzione meridionale, di un'altra eruzione, iniziata il 14 dicembre 1991 e conclusasi il 30 marzo 1993, per complessivi 473 giorni di attività; un'eruzione che può essere ritenuta la più imponente di questo secolo, almeno per quanto riguarda i volumi di lava emessi: oltre trecento milioni di metri cubi in più di quindici mesi di attività. Durante questa eruzione sono stati effettuati altri esperimenti di deviazione del flusso lavico dal suo canale principale. L'ultima di queste deviazioni ha purtroppo causato il ricoprimento del piano del Trifoglietto e la distruzione del Rifugio Menza e dei faggi secolari che erano ancora presenti lungo la base meridionale della Valle. Tutto questo quando non esisteva in quel momento (maggio 1992) nessun pericolo per l'abitato di Zafferana. Considerazioni conclusive L'Etna, che fino ad oggi era conosciuto come il vulcano più alto (3.345 m s.l.m.) e più esteso (1.250 kmq) d'Europa, negli ultimi anni ha mostrato di essere tra i più attivi del mondo. Infatti, oltre a presentare un'attività quasi continua sul fondo delle voragini dei suoi crateri sommitali, è stato interessato da circa 50 eruzioni, tra terminali, subterminali e laterali. Le aree vulcaniche sono generalmente molto fertili e molto accoglienti per le loro bellezze naturali, questo fa sì che esse siano densamente coltivate e popolate. L'addensamento della popolazione pone però dei problemi di rischio vulcanico più o meno drammatici e facilmente risolvibilí a seconda dell'area presa in considerazione. Per quanto riguarda l'area etnea il pericolo maggiore è dato dall'invasione di colate di lava che possono essere anche consistenti, come quelle del 1669, e raggiungere aree densamente urbanizzate: è necessario, quindi, individuare sia le aree dove vi è maggiore probabilità di apertura di fessure eruttive, che quelle più soggette ad essere invase dalle colate di lava. Per l'area etnea sono già stati effettuati studi di questo genere e, con buona approssimazione, sono state già individuate le vie preferenziali di risalita del magma e le zone più facilmente raggiungibili dalle correnti laviche (Grafico di p. 54). E' opportuno quindi che le autorità competenti in materia diano il via a programmi di studio che permettano la realizzazione di piani particolareggiati di difesa e/o opere di prevenzione dall'invasione di colate laviche per le zone più soggette a questo tipo di rischio. Tipi di eruzione Ogni eruzione ha delle caratteristiche proprie che la distinguono dalle altre. Tenendo presente questo concetto, è stato comunque possibile classificare le eruzioni etnee in almeno quattro tipi fondamentali, in base al sito dove si manifesta l'attività eruttiva ed alla sua evoluzione. a) Le eruzioni terminali [Tav. 2.1] : quando l'attività esplosiva ed effusiva è concentrata nel Cratere Centrale e/o ai Crateri di NE e SE. Generalmente, nel corso di queste eruzioni, si assiste a delle violente manifestazioni esplosive (fontane di lava, lanci di brandelli di lava, bombe, scorie incandescenti e lapilli) accompagnate, talvolta, da trabocchi di lava, il più delle volte poco consistenti. Esempi recenti di questo tipo di eruzione sono quelli del 1964 al Cratere Centrale, del settembre 1986 al Cratere di NE e del settembre 1989 al Cratere di SE. Oltre alle sopracitate attività eruttive parossistiche, bisogna tener presente che alle bocche sommitali (Voragine Ovest o "Bocca Nuova" e Voragine Est o "Grande Voragine" del Cratere Centrale, Cratere di NE e Cratere di SL) si osserva un'attività più o meno imponente e continua di emissioni di vapore e gas o di espulsione, più o meno violenta, di cenere nera o rossiccia. Si hanno espulsioni di cenere nera (materiale lavico fresco finemente frantumato) quando si ha la colonna magmatica molto prossima alla superficie; al contrario, di cenere rossiccia (materiale lavico alterato), quando si hanno dei crolli interni, dovuti ai movimenti, il più delle volte negativi, della stessa colonna magmatica all'interno dei condotti principali. b) Le eruzioni subterminali [Tav. 2.2] : c) Le eruzioni terminali [Tav. 2.3] : d) Le eruzioni eccentriche [Tav. 2.4] : Lo studio delle eruzioni recenti in confronto con i dati vulcanologici delle precedenti attività eruttive dell'Etna hanno messo in evidenza che le eruzioni etnee possono essere ulteriormente distinte in eruzioni parossistiche o lente. Le eruzioni parossistiche sono di breve durata (giorni o settimane) ed hanno la loro massima emissione nelle prime 24 ore o dopo aver raggiunto l'acme (in genere dopo 3-4 giorni). Le colate di queste eruzioni riescono a percorrere in breve tempo lunghe distanze (7-15 chilometri), sono prevalentemente costituite da una singola e lunga corrente lavica, poco larga e relativamente poco spessa, dove si notano canali di lava, generalmente uno, di varie dimensioni. Le eruzioni lente sono di lunga durata (mesi od anni) con un'emissione dei prodotti ridotta e costante, con brevi oscillazioni in senso positivo o negativo, per quasi tutto il periodo dell'eruzione. Queste eruzioni ricoprono vaste aree e si ispessiscono considerevolmente, male colate non riescono a raggiungere lunghe distanze (al massimo 6-8 chilometri) dal punto di fuoriuscita principale del flusso lavico; generalmente, si forma un largo e vario campo lavico, a volte largo diversi chilometri, dove si nota una rete, alquanto complessa, di tunnel, canali di lava e numerose bocche effusive effimere. In genere, le eruzioni lente sono delle tipiche subterminali, mentre le parossistiche classiche laterali. Altre differenze possono essere trovate nelle proprietà fisiche: infatti la temperatura delle lave emesse durante le eruzioni lente è generalmente più bassa (al di sotto dei 1.100 °C) di quella delle eruzioni parossistiche (intorno a 1.200 °C). Mentre è esattamente l'opposto per la viscosità delle lave: più alta nelle lave delle eruzioni lente. E' chiaro comunque che esistono, anche se sono molto rare, eruzioni con caratteristiche intermedie.

Etna sud, Etna nord

ETNA: IL VERSANTE SETTENTRIONALE Il versante settentrionale del Monte Etna è caratterizzato dall'imponente presenza del Cratere di Nord-Est, che domina la zona sommitale da poco meno di un secolo. Il cratere per diversi decenni è stato sede di una continua ed intensa attività stromboliana con un accrescimento costante del cono costituito da ceneri, lapilli e scorie che ad oggi è la parte più elevata del vulcano. Formatosi infatti nel 1911 a quota 3.100 m, il cratere di Nord-Est si è accresciuto lentamente, raggiugendo quasi i 3.300 di quota s.l.m. nel 1971 ed i 3.345 m alla fine del 1978. Il Cratere di Nord-Est ha avuto tra il 1957-1964 ed il 1966-1971, due lunghi periodi di lenta ma costante attività effusiva. Dopo una lunga pausa, il cratere di Nord-Est si è risvegliato nel luglio 1996 con una spettacolare eruzione durante la quale, per la prima volta nella storia delle eruzioni etnee, si è osservato un evento quanto mai singolare: la lava fuoriuscita dal fianco occidentale del cratere di Nord-est si è riversata all'interno del Cratere centrale ritornando quindi nelle viscere della terra. Il versante settentrionale è stato interessato da innumerevoli eruzioni storiche; la più importante è quella di più lunga durata che sino ad oggi è stata registrata sul vulcano, la colata del 1614-24, originatasi sotto i Monti Deserti (oggi ricoperti dalle lave del cratere di Nord-est) a quota 2.600 m sul versante settentrionale del vulcano e che il Recupero già nel secolo scorso definì "un mostro tra le eruzioni etnee". Questa colata ha creato un campo di lava composito, con spettacolari esempi di lave di tipo hawaiiano a corda, a budello, a drappeggio, che si è espanso sul versante nord su un'area di circa 24 kmq, con una lunghezza di oltre 7 km, e che dopo aver distrutto grandi estensioni di boschi di faggio e querce si è arrestata appena sotto Monte Collabasso a quota 900 s.l.m.. All'interno del campo lavico dell'eruzione del 1614-24 sono state scoperte diverse grotte vulcaniche, la più famosa delle quali è la cosiddetta Grotta del Gelo, così chiamata per la presenza perenne del ghiaccio nella parte più profonda della cavità; di grande interesse anche la Grotta dei Lamponi che si trova nei pressi del cosiddetto Passo dei Dammusi. Tra le eruzioni più recenti, invece, la più pericolosa e distruttiva è stata quella del 17-23 marzo 1981, che ha minacciato direttamente l'abitato di Randazzo e che in sole 14 ore ha interrotto le due strade provinciali, la ferrovia circumetnea e che raggiungendo la sponda destra del fiume Alcantara, si è arrestata proprio al margine del fiume. Appena sopra Piano Provenzana in corrispondenza del cosiddetto Rift di Nord-Est, una delle zone più fratturate di tutto il vulcano, sono presenti decine di coni avventizi e fratture eruttive localizzate in una fascia ampia circa un chilometro e allungata circa 3-4 km, lungo la quale sono allineati Monte Pizzillo, Monte Nero, Monte Frumento, Monte Cacciatore, Monte Timpa Rossa, Monte Corbara, i crateri Umberto e Margherita a costituire un incredibile paesaggio lunare. Il versante settentrionale presenta interessanti coperture vegetali, tra le quali la pineta Ragabo (o di Linguaglossa), la più estesa dell'Etna, formata per la quasi totalità da grandi esemplari di pino laricio, (l'unica conifera spontanea sul nostro vulcano), molti dei quali superano i 20 metri di altezza; o ancora le faggete di Monte Timpa Rossa e dei Monti Spagnoli, che costituiscono i boschi di faggio più meridionali d'Europa, a testimonianza e ricordo di periodi a clima più fresco dell'attuale. Così come relitti glaciali sono anche le betulle dell'Etna, che sul versante Nord-est (e in misura minore su quello Nord-ovest) formano le uniche betullete della Sicilia. Al di sopra del limite dei boschi (2.000 metri circa) sono gli astragaleti con il loro fitto apparato radicale a stabilizzare le ceneri e le sabbie vulcaniche formando le praterie d'altitudine fino a circa 2.600 metri di quota. Nei boschi non è facile vedere gli animali, sia perché la loro (peraltro alquanto motivata) paura dell'uomo rende piuttosto improbabile un incontro, sia perché l'intrico di rami, foglie e cespugli del sottobosco fa sì che gli animali più che vedersi, si sentono. Ma con un po' di attenzione non sarà difficile distinguere il rapido battere sui tronchi del picchio rosso maggiore, il canto melodioso del merlo, l'allegro e monotono verso della cincia e, in estate, l'inconfondibile verso del cuculo. Degli altri abitanti dei boschi, timidi, elusivi (e soprattutto notturni!), conigli, lepri, volpi, ghiri, istrici, ricci, etc… dovremo invece accontentarci di riconoscere le tracce. ETNA: IL VERSANTE MERIDIONALE Il versante meridionale etneo è caratterizzato dalla presenza di diverse decine di crateri avventizi che si osservano quando, superato il centro abitato di Nicolosi, si incomincia a salire verso la parte alta del vulcano. La zona sommitale del Monte Etna rivolta verso il meridione ha subito grandi cambiamenti durante il XX secolo; attualmente alla Grande Voragine o Cratere Centrale si affiancano altri due crateri attivi: il Sud-ovest o Bocca Nuova che si è formato nel 1968 da una cavità del diametro di 8 metri, accrescendosi sino a raggiungere nel 1970 un diametro di oltre 100 metri e il Sud-est formatosi il 18 maggio del 1971, sul fianco sud-orientale del Cratere Centrale da un piccolo collasso a quota 3.050 m s.l.m.. Il giovane cratere a pozzo, denominato Sud-Est per la posizione geografica rispetto al Centrale, mostra una modesta attività sino al 1984, quando fa registrare un sensibile aumento dell'esplosività creando un tipico cono di scorie. Il cratere dal 1971 al 1999 è stato sede di diversi fenomeni sia esplosivi che eruttivi spesso con spettacolari fontane di lava, attività stromboliana ed eruzioni subterminali. Da ricordare gli episodi esplosivi del 1989-1991 e quelli dell'autunno del 1998, l'eruzione subterminale del 1999 e le 66 esplosioni del 2000 che hanno contribuito ad incrementare le dimensioni del cono del cratere di Sud-Est in altezza e larghezza di diverse decine di metri. Il versante meridionale è caratterizzato dalla presenza del cosiddetto Rift meridionale, un'area di debolezza del vulcano ampia alcuni chilometri e lungo la quale si sono aperte a più riprese diverse fratture eruttive. Così, all'interno di questa fascia si possono osservare le fratture del 1792, quella del 1892 che ha dato origine alla bottoniera dei Monti Silvestri, le fratture del 1886 e del 1910, quelle del 1983, 1984, 1985 e l'ultima recentissima frattura eruttiva dell'eruzione del luglio-agosto 2001 dalla quale sono scaturite lave che lentamente si sono dirette verso Nicolosi. Proprio nei pressi di Nicolosi si ergono i Monti Rossi, formatisi durante la tremenda eruzione del 1669, le cui colate raggiunsero la città di Catania distruggendola parzialmente e inoltrandosi in mare per oltre un chilometro. Non stupisce quindi che anche la vegetazione abbia subito gli effetti del gran numero di eruzioni antiche, recenti e recentissime che hanno interessato questo versante. E quindi qui più che in altri versanti il paesaggio vegetale è continuamente spezzato, interrotto, trasformato in un mosaico di microambienti, ognuno ad uno stadio diverso di quella colonizzazione vegetale che lentissimamente trasformerà la pietraia in un bosco. E così nere lingue di lave nude, o appena colorate da un sottile strato di licheni, attraversano boschi, ginestreti, o praterie, fino a dove, raggiunti i 2.500 metri di quota circa, ed entrati nel cosiddetto "deserto vulcanico", la copertura vegetale sparisce e restano solo sparsi e sparuti esemplari delle vere e straordinarie piante pioniere d'altitudine. Ed in questo paesaggio composito sono molti gli animali che trovano nei diversi ambienti condizioni idonee alla loro vita; e così se i boschi ospiteranno soprattutto conigli, volpi e piccoli passeriformi, nelle praterie d'alta quota troveranno rifugio lepri e coturnici, mentre le ostili pietraie saranno i luoghi preferiti dal culbianco. ETNA: IL VERSANTE EST Il versante orientale dell'Etna è caratterizzato dall'imponente depressione della Valle del Bove. A sud è limitata dalla Serra del Salifizio, che con la Montagnola (cratere del 1763), passa alla apparentemente blanda salita di Schiena dell'Asino, che conduce ai Crateri Sommitali, mentre a nord è la Serra delle Concazze a segnarne i confini. Da Monte Cagliato (1.154 m s.l.m.) si innalza la cresta settentrionale che con Monte Fontane (1.278 m di quota s.l.m.), Monte Cirasa, Monte Scorsone, Monte Rinatu, Serra delle Concazze, raggiunge i 2.847 m s.l.m. dei Pizzi Deneri, mentre sullo sfondo si possono ammirare i fumanti crateri sommitali. Possiamo osservare e riconoscere i sistemi di dicchi detti "serre" o "castelli" (Serra Giannicola grande, Serra Giannicola piccola, Serra Perciata) e gli antichi centri vulcanici di Rocca Musarra e Rocca Capre, due spuntoni di roccia che, come dei faraglioni, emergono tra le scure lave delle eruzioni del 1811 e del 1986-'87, ed i crateri avventizi di Monte Simone (formatosi durante l'eruzione del 1811) e di Monte Rittmann (formatosi nel 1987). Larga 6 km e lunga 7, questa vasta vallata a fondo piatto presenta un profilo a U, che in passato ha fatto ipotizzare una sua origine glaciale. Fino a tempi recenti è stata invece considerata una caldera, testimonianza di un violentissimo sconvolgimento che ha determinato la fine di un apparato vulcanico precedente l'Etna attuale. Questa ipotesi ha resistito a lungo, forse perché si appellava all'immaginario catastrofistico che è presente in ognuno di noi. Più realisticamente, la Valle del Bove è invece il risultato dell'attività costruttiva dei diversi apparati vulcanici avvicendatisi nell'area, e dei fenomeni erosivi, qui particolarmente attivi, che da decine di migliaia di anni hanno modellato il versante est, rendendolo quale oggi lo vediamo. La Valle del Bove risulta infatti quasi "recintata" dal rift di N-E e da quello di S-E, importanti zone di debolezza, dovute alla presenza di sistemi di faglie ancora oggi sismicamente attive (come dimostra anche l'attività attuale), che da migliaia di anni rinnovano e ringiovaniscono costantemente il paesaggio. E così gli agenti esogeni hanno potuto agire facilmente, scavando, erodendo e modellando, fino a creare un ambiente unico, arido e desolato, ma primordiale e affascinante. E se i vulcanologi riescono a leggere sulle sue ripide pareti subverticali quasi come su un libro illustrato, la storia antichissima, antica e recente del vulcano, e ricostruiscono le vicende passate interpretando l'intrico di dicchi (antiche vie di risalita del magma), neck e colate che si intersecano sulle sue pareti, per tutti gli altri "comuni mortali", si tratta del rassicurante serbatoio nel quale si riversano la maggior parte delle colate provenienti dai crateri sommitali che ne sovrastano la parete occidentale, o originate da fratture apertesi sui suoi stessi fianchi. L'elenco delle eruzioni il cui tracciato, contorto e articolato si distingue a malapena nelle sfumature di grigio e di nero di mille rivoli che si intrecciano, giustappongono e sovrappongono sul fondo della valle, è quasi infinito.

Etna: il clima

Il monte Etna è la cima più elevata della Sicilia e attualmente raggiunge la quota di 3330 m s.l.m.. Il vulcano più grande d'Europa è ubicato in Sicilia orientale, ed è bordato ad est dal mare Jonio, a nord dai monti Peloritani e dai monti Nebrodi, ad ovest dai monti Erei e a Sud dalla Piana di Catania. Il massiccio montuoso vulcanico è caratterizzato da precipitazioni nevose nei mesi invernali. E se già a partire dai mesi di ottobre e novembre l'area sommitale si ricopre di bianco, in gennaio e febbraio non sono rare le nevicate che ne interessano le pendici anche a quote inferiori ai 1000 m s.l.m.. Le temperature medie più basse di tutta l'isola sono state registrate sul vulcano alla Casa Cantoniera (1900 m s.l.m.) nel periodo 1925-1955, la minima assoluta è stata di -14,6°C, con minima media di -4° C; mentre la massima assoluta è stata di 29,2°C, con medie 20,9°C. Le precipitazioni piovose e nevose sono particolarmente intense, tanto che l'area etnea risulta, sulla base dei dati relativi registrati dai pluviometri, la più piovosa dell'isola con oltre 1200 mm di pioggia annui (Casa Cantoniera 1900 s.l.m., 1250 mm; Nicolosi 1109 mm; Linguaglossa 1148 mm). In base alle classificazioni dei climatologi, l'area etnea con oltre 1000 mm di pioggia annui rientra nella fascia umida, con un clima mesomediterraneo umido o subumido sino al supramediterraneo umido. Bisogna considerare un'importante particolarità dell'area etnea, legata direttamente alla elevata permeabilità dei substrati lavici, costituiti da lave fratturate e prodotti piroclastici incoerenti, che non consentono la formazione della rete idrografica superficiale, con ruscelli, torrenti e corsi d'acqua. Solo nelle zone più piovose che ricadono nel versante est, si rinvengono canali di scorrimento delle acque meteoriche, che rimangono asciutti per gran parte dell'anno e che sono interessati da flussi torrentizi solo in occasione di importanti eventi piovosi (torrente Macchia, nei pressi di Giarre) o durante lo scioglimento delle nevi nel settore dei Pizzi de Neri con il vallone Quarantore e altri adiacenti, dove le acque scorrono per pochi giorni o per poche ore all'anno, quasi a confermare il toponimo. Ma proprio per l'elevata permeabilità delle rocce che lo costituiscono, l'area del vulcano è ricca di acque sotterranee (grazie all'elevato tasso di precipitazioni che ne interessano i versanti), con formazione di manifestazioni sorgentizie molto abbondanti soprattutto lungo la costa ionica tra la città di Catania, dove sfocia il fiume Amenano, ed il territorio di Fiumefreddo dove ha origine con un breve corso il fiume Fiumefreddo. Da ricordare, inoltre, che il versante settentrionale del Monte Etna è parte integrante del bacino idrografico del fiume Alcantara, mentre quello occidentale e sudorientale alimenta il bacino idrografico del Simeto. Naturalmente il clima sul vulcano varia con il variare dell'altitudine; le zone a quote (elevate) superiori ai 2000 m s.l.m., sono particolarmente esposte a venti (forti) freddi di notevole intensità.

Etna, la Flora

Racchiusa tra mito RACCHIUSA TRA MITO e leggenda, la storia naturale dell'Etna ha interessato il pensiero scientifico sin dalla più remota storia dell'uomo. Adattamenti all''ambiente L'Etna possiede due volti, due paesaggi che non potrebbero essere più contrastanti. Uno è il felice "campus aetneus" tanto esaltato dagli antichi per la sua feracità straordinaria: "i rami sono appesantiti di frutta" (Ovidio). L'altro aspetto è lo squallore delle "sciare", dei deserti di scorie laviche, nerastri e ferrigni, talora inaccessibili per secoli alla vegetazione, torridi al sole estivo, luoghi che sembrano condannati alla desolazione. Il paesaggio vegetale del piano mediterraneo basale In questo piano di vegetazione, anche se bisogna riconoscere che la frequenza di talune entità vegetali e la morfologia di alcuni ambienti sono ovviamente correlate all'influenza antropica, si possono riconoscere numerosi aspetti di vegetazione ed un ricco corteggio floristico. Il paesaggio vegetale del piano sopra-mediterraneo e montano-mediterraneo Nella fascia altitudinale, compresa tra i 1.000 m ed i 1.500 m, la vegetazione, non più di tipo mediterraneo, è caratterizzata da importanti cenosi forestali. E' qui che prevalgono le pinete a Pino laricio, i betulleti a Betulla dell'Etna , le faggete ed i pioppeti a Pioppo tremulo. Il paesaggio vegetale e la distribuzione altitudinale La distribuzione delle varie specie incluse nella flora dell'Etna, risente delle peculiarità di un ambiente talmente differenziato e selettivo, a causa delle condizioni pedo climatiche, da limitare la presenza delle singole entità vegetali solo al verificarsi di taluni fattori ambientali (temperatura, umidità, luce, vento) variabili e dipendenti dalle diverse condizioni altitudinali. Il paesaggio vegetale del piano altomediterraneo Le caratteristiche del substrato, la siccità estiva, le basse temperature del periodo invernale rendono impossibile la sopravvivenza delle entità vegetali nella porzione sommitale del Vulcano. Tuttavia la sua colonizzazione, pur se condizionata dalle peculiari condizioni ambientali che si manifestano con particolare selettività a quelle quote, consente una maggiore affermazione delle entità pioniere specializzate alla vita in luoghi aridi. Castagno dei cento cavalli Il castagno dei cento cavalli, localizzato in territorio di Sant'Alfio, è uno degli alberi monumentali più importanti e più belli d'Italia per la sua età e le sue dimensioni.

Catania mi piace!!

Spazio pubblicità